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Res­ti­amo umani!
Ogni bene a tutti.
Coraggio!

«Si può rendere
il mistero
di una foresta
mis­uran­do l’altezza
degli alberi?
Non è piuttosto
la sua profondità
insondabile
a liberare
l’immaginazione?»

(Claude Debussy)

Sei un Medico, un Logopedista, un Fisioterapista, un Artista…

e vuoi lavo­rare nel­l’àm­bito del­la Med­i­c­i­na dell’Arte?

«La Med­i­c­i­na degli Artisti, del­l’Arte del­la per­for­mance e del­lo Spet­ta­co­lo è una bran­ca del­la Med­i­c­i­na (in Italia, orfana di una Scuo­la di spe­cial­iz­zazione speci­fi­ca) che rap­p­re­sen­ta un àmbito, non tan­to mul­ti­dis­ci­pli­nare quan­to soprat­tut­to inter­dis­ci­pli­nare, che non riguar­da i soli medici ma anche molte altre fig­ure e com­pe­ten­ze, quali le psi­co­logiche e le uman­is­ti­co-filoso­fiche. In col­lab­o­razione con chi vive l’Arte in pri­ma per­sona (attori, bal­leri­ni, dan­za­tori, buskers, can­tan­ti, pro­fes­sion­isti circensi, diret­tori, doppi­a­tori, ingeg­neri, maes­tranze, musicisti, reg­isti etc.), essa pun­ta a far rag­giun­gere gesti artis­ti­ci atleti­ci e ultra-pre­cisi sì ma sem­pre sul­la base di un rispet­to estremo del­la fisi­olo­gia che a essi sot­tostà. Ciò per evitare dan­ni di qual­si­asi natu­ra e gra­do. Si occu­pa, cioè, almeno di pre­ven­zione, diag­nosi, ter­apia e riabil­i­tazione delle malat­tie dei pro­fes­sion­isti del mon­do del­lo spet­ta­co­lo nelle sedi didat­tiche, in ambu­la­to­rio e in teatro. La Med­i­c­i­na dell’Arte, è, quin­di, per cer­ti ver­si, affine a quel­la del­lo Sport abbrac­cian­do altresì molte com­pe­ten­ze del­la Med­i­c­i­na del Lavoro. Da entrambe, però, è, nel­lo stes­so momen­to, molto dif­fer­ente; dire e pen­sare che sia soltan­to la Med­i­c­i­na final­iz­za­ta alla cura delle patolo­gie pro­fes­sion­ali e gener­iche degli artisti è, infat­ti, lim­i­tante per­ché non dovrebbe trat­tar­si sola­mente di “Med­i­c­i­na che curi le sin­gole par­ti del cor­po del­l’artista che pos­sano esser­si dan­neg­giate”. Il suo fine dovrebbe essere di pren­der­si cura dell’Arte stes­sa. Sorge un que­si­to lecito e intri­g­ante: come si può con­tribuire a ren­dere l’Arte sem­pre più sana sen­za depau­per­ar­la del suo inti­mo essere Arte? Ques­ta è la sfi­da; ques­ta è la dif­fi­coltà! Ecco per­ché ser­vono medici artisti e insieme uman­isti per pren­der­si cura davvero dell’Arte e degli Artisti»

Cfr. Alfon­so Gian­lu­ca Guc­cia­r­do in “Voce e Ses­su­al­ità” (Omega, Tori­no 2007, 164; modif.), in “Silen­zio e Voce” (Qanat, Paler­mo 2016, 161–162; modif.) e in www.ceimars.it

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